Il Friuli in 30 righe

Mare, Pianura, Collina, Montagna fuse tra loro a formare un tutt’uno, questo è il Friuli. Una superificie di 8.240 km², attualmente inclusa nello Stato italiano, suddivisa tra le province di Udine (4.905 km²), Pordenone (2.178 km²), Gorizia (466 km²), il Mandamento di Portogruaro (629 km²) e il Comune di Sappada (62 km²). La porzione settentrionale del Friuli (la cui parte occidentale è chiamata Carnia) è costituita prevalentemente da montagne. Le vette più alte sono il monte Coglians (2780 metri) e lo Jôf di Montasio (2754 metri), invece la più nota è sicuramente il monte Canin (2587 metri). Dalle montagne discende il fiume Tagliamento, che a valle incontra la pianura. Questa è comunemente suddivisa in alta pianura e bassa pianura convenzionalmente delimitate dalla strada Napoleonica che collega le città di Codroipo e Palmanova. Al termine delle pianure, verso sud, troviamo le lagune di Marano e di Grado, quindi il mare. Un piccolo universo meraviglioso ricco di storie, leggende, opere d’arte e risorse naturali. Una tipica terra di frontiera che vanta una storia antica e affascinante, ma purtroppo costellata da grandi tragedie. Una terra, fatta di gente onesta e laboriosa, di estrema ricchezza: romantici mari, splendide vette .. ottimo vino.

Il Friuli era conosciuto al tempo dei romani come la terra dei Carni (Carnorum Regio) una popolazione celtica che si stanziò nella zona pedemontana friulana verso il 400 a.C. Al termine della conquista romana, la friulana Aquileia sarà una delle principali città dell’Impero. Il Friuli, come lo intendiamo oggi, diventerà un’entità indipendente grazie ai Longobardi che elessero queste terre a proprio Ducato (569 – 776). Il Ducato era fondato su quattro “municipi”: Forum Iulii (Cividale), Aquileia, Iulium Carnicum (Zuglio) e Concordia, delineando così i confini del cosiddetto “Friuli Storico”. I Longobardi cadranno per mano dei Franchi; ciò nonostante l’eredità etnico-culturale longobarda non sarà mai perduta. A partire dall’anno Mille, comincia a diffondersi l’uso della lingua friulana, comunemente chiamata marilenghe. Il Friuli tornerà indipendente grazie al Patriarca di Aquileia che resse la “Patria del Friuli” ininterrottamente dal 1077 al 1420. In un atto rogato del 1221 sono chiaramente delineate tutte le terre appartenenti al Patriarca e cioè «tutti i luoghi, castelli, corti, ville e villaggi […] dal fiume Livenza fino al ducato di Merania e dai monti fino al mare in tutto il Friuli». Di questo periodo è la costituzione Parlamento della Patria del Friuli, una delle prime assemblee parlamentari d’Europa insieme al quello d’Islanda. Nel 1420 il Friuli sarà occupato dai Veneziani che lasciarono però al territorio un’ampia autonomia e sarà così fino al 1797. Seppur in modo non uniforme, a partire dal 1866 il Friuli verrà occupato da truppe italiane. Seguirà un periodo di scarse possibilità economiche che saranno all’origine di consistenti flussi migratori diretti verso altri paesi europei, ma anche verso gli Stati Uniti, il Canada, l’Argentina e l’Australia. L’Italia era intanto sconfitta nella seconda guerra mondiale, e costretta a rinunciare all’Istria. Con l’approvazione della Costituzione italiana nel 1947, al Friuli veniva così aggiunta anche la “Venezia Giulia” (cioè Trieste e zone limitrofe). Tale scelta fu assai osteggiata, specie dall’Associazione per l’Autonomia Friulana, nella quale militavano personalità del calibro di Tiziano Tessitori, Gianfranco D’Aronco e Pier Paolo Pasolini. Da questa si staccò il Movimento Popolare Friulano, il cui obiettivo era quello della ricostituzione integrale del Friuli nei suoi confini naturali. E’ storia recente invece il tremendo terremoto che colpì il Friuli alle 21.06 del 6 maggio 1976. L’epicentro sarà identificato nel monte San Simeone situato tra i comuni di Trasaghis e Bordano. La scossa, avvertita in tutto il Nord Italia, provocò la morte di 989 persone ed il ferimento di oltre 3.000. I senza tetto furono 45.000, 18.000 invece le case distrutte. Il terremoto lasciò dietro di se distruzione e lutti, ma la rinascita economica e sociale, non tardò ad arrivare e fu rapida e completa. Oggi la provincia di Udine è ai primi posti in Italia per qualità di vita. L’economia regionale, è basata essenzialmente sull’agricoltura, l’enogastronomia (chi non ha assaggiato almeno una volta il Prosciutto di San Daniele o bevuto un Verduzzo friulano ..), sull’industria meccanica e su quella del mobile.

Il desiderio di autonomia non si è mai sopito. Eurominority (Organizzazione per le Minoranze Europee, fondata nel 1999) definisce il Friuli come una “Nazione senza Stato”. Questo, in sintesi, è anche il nostro pensiero.

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